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giovedì 27 luglio 2017

Aiguille du Moine, Miss Tique (6c+ max, 6b obbl.)

Ormai non sono tantissime le zone del Bianco in cui non mi sia infilato…per lo meno fra quelle appetibili per un falesista con la passione delle multipitch in montagna. E così in un fine giugno torrido con canicola ai limiti dell’incredibile a Chamonix, il Cobra ed io ci avviamo verso il remoto rifugio del Couvercle, posto al fondo della mer de Glace alla base del selvaggio bacino chiuso da montagne poco frequentate dal versante italiano, forse ancor meno da quello francese (Aig. de Leschaux, Aiguille Savoie, Talèfre,…).
Obiettivo del week end è Miss Tique, via aperta negli anni ’90 da Romain Vogler sulla parete est dell’Aiguille du Moine, montagna ampia e complessa che presenta itinerari diversi ed interessanti che corrono lungo i suoi diversi versanti. La via viene descritta da più parti come una delle più belle dell’intero massiccio, quindi come non andare a dare un’occhiata?
Lo scarso allenamento, e soprattutto le mie condizioni ancora tutt’altro che normali dopo il malanno di inizio mese, rendono la salita al Couvercle particolarmente lunga e faticosa
Il rifugio poi, oltre a proporre un’accoglienza davvero notevole, è un balcone sontuoso sulla nord delle Jorasses, sperone Walker in primis, di cui da qui si intuisce l’intera linea; come sempre però, ogni paradiso esige il suo pegno, che nel caso del Couvercle consiste in un avvicinamento lunghetto, non meno di 3 ore da Montenvers utilizzando le recenti nuove scale poste circa 20’ dopo quelle che, sul versante opposto, consentono l’accesso al bacino dell’Envers.
Dal rifugio l’accesso alla via è rapido e comodo, prima su tracce e sfasciumi e nell’ultimo tratto su quel che resta del ghiacciaio del Moine (piccozza e ramponi comunque necessari in caso di neve dura).
La via parte con un primo tiro interessante (variante dell’originale che consente di attaccare anche con livello del ghiaccio ribassato), per decollare decisamente con una seconda ed una terza lunghezze entrambe a 5 stelle. L4, L5 ed L6 pur restando piacevoli sono meno continui ed interessanti dei precedenti, mentre L7, agli atti 6a+ in placca, invita caldamente a non fare errori vista la chiodatura tendente all’expo. Dopo un L8 anch’esso ordinario la via dà un'altra impennata di qualità con il maestoso L9, praticamente 50 metri di fessura regolare di dita interamente da proteggere intervallati da un gradino per decontrarre a metà e da un finale su bellissimo muro rosso (6b+ non facile, utilissime le doppie misure di friend piccoli e medi ed i nut).
La decima lunghezza, dopo un inizio su spigolo tecnico, conduce più facilmente ad una cengia di lastre accatastate da cui, dopo uno spostamento di una 50ina di metri su rocce rotte ci sarebbe ancora un tiro in diedro (che noi non abbiamo fatto) per uscire sulla cresta sommitale.
Personalmente ho trovato la via sicuramente piacevole per qualità della scalata e bellezza dell’ambiente, ma forse, a differenza di qualche commento letto qua e là, non degna di essere annoverata fra le più belle del massiccio, principalmente a causa di qualche tiro mediocre e di una sensazione di “parete” non a livello di una Voyage o di una Sale Athée. In ogni caso, itinerario e luoghi assolutamente consigliati!

Panorama non male dal rifugio Couvercle

Chissà perchè lo hanno chiamato così





Il bellissimo L2, 40 metri di fessura con qualche santo spit prima della sosta

Il Cobra sul delicato L3

 L4
L4

Parte finale di L9

Con l'ultima doppia si arriva comodamente a metà del pendio finale



martedì 23 agosto 2016

Aiguille du Moine, Sale Athée (7a+ max, 6b obbl.)

La foto di Stephanie Bodet che, in pieno incastro di mano, risale la fessura di 50 metri del sesto tiro di Sale Athee è sicuramente una di quelle che più mi colpì quando ormai diversi anni fai acquistai a Megeve il primo “Parois des Legendes”, il best-seller delle più belle multipitch d’Europa a firma Bodet, appunto, e compagno (Arnaud Petit).
Ci sono voluti un po’ di anni perché dalla bellezza di quella foto e di quella parete passassi all’intenzione di provare a salirla, ma per fortuna quest’anno motivazione, forma, meteo e, soprattutto, la compagnia perfetta del Cobra, hanno fatto sì che, ancora una volta, un piccolo sogno si tramutasse nel ricordo di una bella scalata in montagna.
Andando con ordine, diciamo che l’accesso al rifugio Charpoua ed ai pinnacoli Ovest del Moine a partire proprio da questa estate è cambiato. Le scale “storiche” del rifugio, poste praticamente di fronte a Montenvers, sono infatti state smantellate…Sarebbe stato bello saperlo prima, visto che noi, ignari, dopo la prima sequenza di scale verticali in condizioni perfette, siamo stati costretti ad acrobazie non proprio a rischio zero nei tratti di terra ed erba verticale che portano fino al sentiero battuto di mezza costa. In sintesi… avvicinamento assolutamente da evitare, a favore invece di una nuova serie di scale che partono circa 100 metri oltre quelle dell’Envers, ovviamente sul versante opposto della Mer de Glace. Questo nuovo tratto attrezzato è nuovissimo e perfettamente tracciato, ma considerare circa 1 oretta in più rispetto al vecchio per raggiungere il rifugio Charpoua.
Come consigliato da molti abbiamo optato per bivaccare su un ripiano erboso perfetto a circa 20’ dal canaletto Nonne-Eveque da cui si accede al pilastro di Sale Athee. Il luogo è davvero ameno, un balcone naturale sulla Mer de Glace, con acqua a 2 minuti e molti pietroni per ripararsi eventualmente dal vento.
L’avvicinamento alla parete, da qui, è rapido. Si raggiunge il punto più alto della pietraia che borda il suddetto canale, lo si attraversa (corda fissa visibile sul lato opposto) e seguendo una vaga traccia si attraversano due colletti in successione che consentono di accedere ad una serie di placche e rocce rotte che risalgono fino alla base della parete.
La simpatica coppia di svedesi che ci precede dalla fissa devia subito a sinistra, percorso forse più breve ma forse anche un pizzico più esposto...Gli staremo bene dietro fino a metà via... sugli incastri sono più bravi di noi e dalla fessura di 45 metri ci distanziano di una lunghezza.

La via attacca all’estrema sinistra del pilastro con due tiri di riscaldamento, 6a e 6a+ di carattere che conducono ad una larga cengia pietrosa da cui il pinnacolo si impenna definitivamente. L’attacco di 
L3 è in corrispondenza di un vago diedro alla base del quale c’è un ometto con cordino giallo. Qualche nota sintetica sui tiri dal 3 in poi, in linea di massima tutti comunque abbastanza evidenti.

L3: vago diedrino, spit e traverso verso destra. Passo obbligato su knob ben protetto da Friend messo poco prima e uscita per fessura verticale ma più facile (6b+)
L4: inizio fisico su fessura larga, traverso a sinistra su rovesci intensi (spit), poi ancora fessure più facili fino in sosta (6c)
L5: traverso a sinistra su fessure rovesce, spostamento in placca per continuare a traversare fino a prendere un diedrino tecnico con passo difficile che conduce ad una fessura ad incastro di mano breve ma intensa (6c+)
L6: fessura di mano di 45 metri con 4 spit ad integrazione delle protezioni mobili (gradazione variabile in base alla capacità di incastrare… Mio modesto parere, avendola salita da 2 in libera è 6c+… direi un po’ presuntuoso il 6b che si legge da qualche parte, forse esagerato il 7a+ delle relazioni ufficiali…Al di là di questo tiro purissimo, sicuramente una rarità nel Bianco)
L7: fessurino di dita (spit), traverso a sinistra su rovesci sfuggenti, diedro ed altro fessurino di dita (6c+)
L8: fessurino di dita (spit), diedro da scavalcare a destra e fessura più larga e meno difficile da cavalcare fino in sosta (6c)
L9: diedro con fessura larga e continua, poi in corrispondenza di un grosso blocco dopo circa 20 metri individuare oltre la faccia destra del diedro uno spit (visibile anche dalla sosta sporgendosi bene) da cui parte una traversta perfettamente orizzontale di circa 10 metri, alla fine della quale (altro spit), parte la fessura verticale che conduce in sosta (usare molto bene le due corde per limitare il più possibile il tirage)
L10: breve muro a tacche con boulderone finale (7c? 8a? Non posso esprimermi avendolo solo visto da sotto…).

La discesa in doppia è rapidissima ed impiega le soste di salita, tranne una posta fuori via.
prima della cengia da cui parte il terzo tiro.
Sulla via c’è poco da dire, se non che è bellissima: ogni tiro preso di persè sarebbe un gioiellino in una qualsiasi falesia granitica. La via è sempre ottimamente e facilmente proteggibile. Ci sono, anche se poche, sezioni obbligate su muro o placca che si possono comunque proteggere bene nelle fessure che precedono e che non sono esagratemente difficili (direi 6b obbl. su L3). Il passo chiave di L5, su muro e tacche, si può proteggere molto bene con uno 0.3 BD.
Una magnifica mini avventura con un grande amico… Grande Cobra, sempre cattivo e determinato anche quando scali meno di me!




Il bivacco è allestito!

Ed al tramonto il pilastro di Sale Athee è ancora illuminato dal sole


L1, ancora in ombra ma non fa freddissimo
I Dru sono sempre i Dru, anche dal versante meno figo


Su L3, dietro la simpatica coppia di forti svedesi che ci precede

Partenza di L5... rido perchè non so cosa mi aspetta :-)

Saluti da Chamonix

La cavalcata in fessura che conduce in sosta su L8



Ed un bellissimo Cobra posa prima di arrivare in sosta (grazie a Krister per la foto)

Petit Clocher du Portalet, la Sud-Est (6c max, 6a obbl.)

[IT] Con una toccata e fuga in giornata con il Cobra ero già stato al Petit Clocher du Portalet, salendo dalle prese d’Acqua di Saleina nella stagione in cui la seggiovia dal lago di Champex era chiusa. Questa volta la seggiovia è aperta, le giornate calde e lunghe e così ne approfittiamo per una due giorni con passaggio dalla Cabane d’Orny, comoda, ben gestita e ad un’oretta di avvicinamento dal Petit Clocher.
Il primo giorno, con molta calma, saliamo nel tardo pomeriggio la prima parte della Moquette all’Aiguille de la Cabana, 4 simpatici tiri su roccia magnifica su un contrafforte a 20’ dal rifugio (se non si esce in cima le doppie non sono attrezzate, occhio…).
L’indomani scendiamo invece al Petit Clocher per salire lo spigolo Sud-Est, che corre parallela ed a pochi metri dall’altra grande classica della parete Sud, Le Chic, Le Cheque, Le Choc. Personalmente ho trovato la Sud-Est un gradino sopra quest’ultima in termini di bellezza, probabilmente grazie al fatto che segue una linea maggiormente logica (ricordiamoci che si tratta di una classica aperta con molto artificiale e recentemente riatrezzata per un’arrampicata completamente in libera). La via è davvero magnifica, con  un livello di ingaggio decisamente contenuto. Il tiro “test” è il primo, che presenta una bella fessura di 6b interamente da proteggere. Il secondo ed il quarto tiro, sempre bellissimi e tecnicamente un poco più duri, presentano invece una chiodatura abbondante che limita al 6a l’obbligatorio. Più facili, ma ugualmente entusiasmanti, anche gli ultimi tiri. Per le doppie consiglio di utilizzare le calate di Le Chic le Cheque, più dirette (ne bastano 4, forse anche solo 3…). Un’unica nota per l’avvicinamento con partenza dalla Cabane d’Orny: da quest’ultima occorre scendere 5 minuti sul sentiero di salita e reperire il prima possibile una traccia ottimamente segnata con bolli rossi che in un’oretta scarsa conduce fino alla base del Petit Clocher. Per la via è sufficiente una serie di Friend fino al 3 BD.


[FR] Après une sortie éclair au Petit Clocher avec Cobra il y a quelque année on reviens dans ce versant suisse du Mont Blanc en montant cette fois par la télésiège de la Breya et profitant du confort offert par la Cabane d’Orny, un vrai petit hôtel d’altitude situé une petite heure amont du Petit Clocher. L’après-midi du premier jour on a fait la première partie de la Moquette, jolie (petite) grande voie à l’Aiguille de la Cabane, à 20 minutes du refuge : ce sont 4 longueurs toutes équipées et très intéressantes sur un granit bien sculpté (attention : pas des rappelles équipés à partir de L2).
Le lendemain on descend au Petit Clocher pour grimper la Sud-Est, en pleine face Sud juste a côté de Le Chic, le Cheque, Le Choc. La Sud-Est est à mon avis un cran au-dessus de sa voisine en terme de beauté, grâce à sa ligne absolument pure et logique (la voie avait été ouvert avec beaucoup d’artif dans les ’50 et récemment rééquipée pour une escalade entièrement en libre). Avec un niveau d’engagement contenu, le seul « test » est la première longueur, une belle fissure en 6b ou il faut bien poser les protections. L2 et L4 sont magnifiques quand même et presqu’entièrement équipées. Rappelles conseillées par le Chic (4 suffisantes, 3 peut être…).
Pour l’approche au Petit Clocher depuis la Cabane d’Orny il faut descendre quelque minute la moraine au-dessous du refuge et traverser horizontalement presque tout de suite au pied de glacier jusqu’à repérer une bonne trace avec marques rouges qui conduit à la base du Petit Clocher un 1h à peu près.
Prévoir un jeu de coinceur du 0,3 au 2 BD.

Arrivo in sosta su L3

L6

Envers des Aiguilles: Bienvenue au George V (6a+ max) e Pasang au Retour de l'Everest (6c max, 6a obbl.)

[IT] L’Envers des Aiguilles è sempre uno degli angoli più accoglienti e “rilassati” del Monte Bianco. Sarà la relativa vicinanza delle pareti da un rifugio egregiamente gestito in modalità bar/hotel, sarà la presenza sempre molto nutrita di arrampicatori da tutto il globo, resta il fatto che qui si possono passare diversi giorni scalando su vie magnifiche, camminando da 5’ a 1 ora massimo (ok, c’è anche la sud del Fou, ma quello è un altro discorso) e rientrando in rifugio il pomeriggio per l’ora della merenda o dell’aperitivo. Proprio per questo la soluzione migliore è quella di approfittare del bello stabile per fermarsi al rifugio per qualche giorno.
A inizio agosto ne approfitto per salire con Carole una delle classiche “facili” di questo angolo del Bianco, la famosa Bienvenue au George V, decantata da Piola stesso come uno dei suoi capolavori all’Envers. La via effettivamente non delude; si tratta di una vera e propria arrampicata “chiavi in mano” attrezzata in modo praticamente perfetto, non banalizzata dagli spit sui tiri (una dozzina in 400 metri di via) e al tempo stesso pronta a ricevere tutti i nut e friend che vorrete darle in pasto. Lo schizzo sulla guida dell’Envers è perfetto e l’attacco si pone nella parte destra della I punta dei Nantillons, in corrispondenza di una sottile fessura molto evidente. Occhio alla partenza dalla cengia di metà via, dove, anziché tirare dritti nell'evidente muro fessurato sulla verticale della sosta, occorre risalire una scaglia obliqua verso destra puntando ad uno spit con cordone al centro di un muro apparentemente molto liscio. Da quello spit il tiro si raddrizza su una magnifica serie di liste e fessurine superficiali che lo rendono uno dei 6a più belli del mondo. Raddoppiando qualche friend medio i nut non servono e si scala ancora più leggeri.
Il giorno successivo, prima di scendere, saliamo ancora la bella Pasang au retour de l’Everest, sulla Tour Verte, proprio a due passi dal rifugio. Dal tracciato un po’ più ricercato, anche questa si rivela un’arrampicata molto piacevole con un paio di tiri notevoli (secondo e quarto). 


[FR] L’Envers des Aiguilles est un des coins du Mont Blanc les plus accueillants et relaxés… Peut-être grâce à la proximité d’un refuge parfaitement géré en mode bar/hotel ou plutôt grâce à la présence de grimpeurs très sympa depuis le monde entier, bref… ici on peut passer plusieurs jours d’escalade sur des voies magnifiques avec un approche entre 5 minutes et 1 heure en retournant au confort du refuge pour l’heure de l’apéro…
Du coup la stratégie recommandée est celle de profiter du beau fixe pour s’établir au refuge pendant plusieurs journées.
Dans ce début du mois d’Aout on en profite avec Carole pour répéter la très connue « Bienvenue au George V » , célébré par Michel Piola même comme un de ses chefs d’œuvre de l’Envers ; effectivement il s’agit d’une voie majeure dans le niveau 6a, équipé « clés en main » avec goujons en dalle et au relais et presque rien dans les fissures, en tout cas très facilement protégeables avec friends et coinceurs. La ligne est toujours évident, sauf la longueur après la vire moyenne, ou il ne faut pas prendre le système de fissures tout droit au-dessus du relais mais ou il faut emprunter une écaille oblique à droite jusqu’à un goujon avec cordelette au milieu d’un mur apparemment très lisse ; après ce goujon on remonte des réglettes et des petites fissure qui font de cette longueur un des plus beaux 6a du monde…
Le coinceurs son presque inutiles en doublant le mesures moyennes des Friends.
Le jour suivant, avent de rentrer, on a encore fait la belle « Pasang au retour de l’Everest » sur la Tour Verte, à 5 minutes du refuge. Ligne pas vraiment logique, mais voie très agréable quand même avec quelque longueur bien sympa (notamment L2 et L4).  

La parte finale di L1, in placca
Una cordata sulla adiacente Les Fleurs du Mal



Il magnifico L7
La via finisce davvero in punta, me lo fa notare la cordata accanto a noi che mi ha scattato questa foto...
Ed io ricambio il favore, loro sono al termine di Guy Anne

giovedì 7 luglio 2016

Auguille du Midi, Contamine (6c/7a max, 6a obbl.)

Per rientrare da Torino a Luxembourg non c'è nulla di meglio di un intermezzo a Chamonix, soprattutto se la domenica dedicata al viaggio è anche una domenica di bolla meteorologica con percentuale di "insoleggiamento" al 100% sul Monte Bianco.
E così dopo la rigorata ad oltranza che ci vede tristemente battuti dall'armata teutonica ed una guidata notturna fino a Chamonix, mi arrotolo sui sedili della mia auto per una bella dormitina aspettando la partenza della prima benna per l'Aiguille du Midi. L'indomani, nella solita accozzaglia variegata che si ammassa alla partenza della funivia, i primi tre biglietti emessi sono quelli che finiscono nelle tasche mie e della coppia di climber più famosi di Oregina (Genova, Italy).
Destinazione del giorno: la falesia d'alta quota di Chamonix, leggi anche sud della Midi. Alle 8,30 siamo già pronti all'attacco, togliamo scarponi ramponati per ritrovarci con più consone scarpette a risalire lungo la via Contamine. I primi 3 metri sono in comune con la Rebuffat (affollatissima, come sempre), poi la via corre più o meno lungo lo spigolo che delimita a destra la faccia principale della sud, prima che questa volti per formare i diedri percorsi dalla Kohlmann.
La Contamine, recentemente ripulita dei molti chiodi che si usavano per un percorso prevalentemente in artificiale, è oggi una short climb di libera assolutamente eccezionale. La roccia è perfetta, granito top per nulla intaccato dalle ripetizioni. Magnifici L2 (6a), un'arrampicata in placca con ottime protezioni in fessura, L3, complessa su fessure svase (6b+) ed L6, altro tiro lungo e difficile che percorre prima una lunga fessura pressochè interamente da proteggere, per poi concludersi con un difficile ristabilimento (spit nuovo di zecca estremamente gradito) ed una rampa-placca ancora delicata (da 6c a 7a a seconda delle topo). Noi abbiamo optato per una ridiscesa in doppia sulla parete senza percorrere l'ultima lunghezza di raccordo per rientrare alla stazione di arrivo della funivia. Con questa soluzione si può lasciare il materiale glaciale tranquillamente alla cengia di partenza.
Nonostante l'affollamento di turisti che affollano le benne di rientro alle 4 siamo seduti al bar di Chamonix, in pieno stile Bassanini (peccato che lui ci arrivi alla stessa ora dopo aver salito e sceso la sud del Fou...) e alle 11 sono di ritorno in una Luxembourg ancora illuminata dalle ultime luci del nord.

Elvio arriva in sosta su L1

Magnifico L2 per la Nella...che sia il 6a più bello del Bianco?


Il solito ambiente da cartolina di Chamonix...

Sembra che stia tirando un chiodo lo so, in realtà sto cercando di proteggere il fessurino di L6...la tirata di chiodo è in arrivo...

Non manca la placca a knob per concludere...

giovedì 19 novembre 2015

Monte Nero.Couloir dell'H

Couloir-goulotte molto interessante e divertente situato in uno splendido angolo del Trentino,la val Nambrone. Dal parcheggio dove si lascia l'auto a circa 2000m, si raggiunge con comodo sentiero in circa un'ora il rifugio Segantini e da lì in altre 2 ore e mezza l'attacco del couloir. Un divertente tiro iniziale su ghiaccio,200 metri di canale e 2 tiri finali di misto portano in cima ad uno splendido belvedere sul gruppo dell'Adamello. Si scende intersecando la via normale della Presanella che risale attraverso una ferrata al passo di Monte Nero, per poi ridiscendere sul versante opposto riportando al rifugio Segantini ed effettuando così una salita complessivamente di grande soddisfazione...

lunedì 31 agosto 2015

Envers des Aiguilles, Republique Bananiere (6c max) e Tout va mal (7a max, 6a+ obbl.)

Venerdì scorso con Marco partiamo alla volta dell’Envers des Aiguilles per una meta un po’ particolare: l’obiettivo è l’eterna (800 metri per 26 lunghezze, 6c max) Republique Bananiere, che arriva fino in cima all’elegante e slanciata Aiguille de la Republique. Quello che più mi stimolava della via, di per sé non fra le più “rinomate” né “prestigiose” del Bianco, era la possibilità di vivere due giorni pieni di montagna, in un luogo poco frequentato e con un bivacco in parete (anche se le molte cenge presenti lungo l’itinerario dovrebbero renderlo alquanto confortevole).
Trovare l’attacco di Republique Bananiere non è complesso, essendo situato poco a sinistra e più in basso della classica Grepon-Mer de Glace. Dal ghiacciaio si vede molto bene la prima sosta (cordone rosso) e la linea di fessura/diedro che consente di raggiungerlo.
E così ecco che verso l’una di pomeriggio Marco mi raggiunge proprio alla prima sosta, pronto a ripartire per il secondo tiro. Non abbiamo però fatto i conti con l’inconveniente, che puntualmente si verifica quando un sasso precipitato dall’alto colpisce Marco in pieno braccio…Forte dolore da subito, per fortuna nulla di più grave, ma quanto basta per convenire, dopo una mezzoretta di attesa e di consulto, che non è il caso di imbarcarsi su altri 25 tiri con un braccio su quattro a mezzo servizio.
Ci caliamo quindi dalla prima sosta e rientriamo al rifugio, sperando che un miglioramento del braccio ci consenta di fare qualcosa l’indomani.
Per fortuna sabato le cose non vanno troppo male, così decidiamo di attaccare Tout va Mal (7a max, 6a+ obbl.), che con i suoi 450 metri a detta dei ripetitori molto interessanti conduce fino all’anticima dell’Aiguille du Roc.
Il primo tiro è il solito diedro alpino (per cui esiste un solo grado, ovviamente il 5c) che potrebbe cogliere di sorpresa i meno avvezzi a questo genere di scalata, cui seguono 5 tiri non particolarmente esaltanti su placche e diedrini, mai troppo difficili.
La via cambia marcia da L7, sia per inclinazione sia per bellezza della roccia e dei movimenti. L7 ed L8 percorrono una vena di quarzo spettacolare, cui seguono fessure e diedri sempre molto divertenti. L10 è il tiro tecnicamente più difficile, rettificato da Piola nell’ultimo restyling e si risolve con una dulfer molto estetica seguita da un traverso tecnico su piccole prese rovesce fino ad un magico knob provvidenziale che segna la fine del duro. Si prosegue quindi per diedri e fessure mai difficili, ma neppure banali.
Nel complesso Tout va Mal è una via sicuramente piacevole, in un luogo incantevole e che beneficia di sole praticamente tutto il giorno, ma tuttavia le manca quel pizzico di “sale” che forse le consentirebbe di essere collocata fra le “incounturnables” del gruppo del Bianco.
La chiodatura è ottima, gli spit non mancano e l’ingaggio è contenuto, nonostante le lunghe sezioni interamente da proteggere, per altro sempre abbastanza semplicemente. Per fare un paragone potrei dire che si tratta di una via simile nell’impegno ad una Panorama su Forzo all’Ancesieu.
Ottimo lo schizzo di Petit su Parois des Legendes, così come le tante info su questa via che si trovano in rete.
Unica nota di attenzione per la discesa, che può essere da rapidissima a laboriosa a causa degli incastri delle corde, cosa tutt’altro che improbabile in un paio di recuperi… (noi ne abbiamo incastrate, con relative risalite, due). 

Republique Bananière, L1

Republique Bananière, L1

Tout va Mal, L8


Marco su L9

Ed io a ruota

Il magnifico diedro di L14...ovviamente 5c...:-)

lunedì 20 luglio 2015

Tour des Jorasses, Etoiles Filantes (7b max, 6c obbl.)

Se scali e sei appassionato di montagna sai cosa vuol dire sentirti attratto da una parete, grande o piccola che sia, e da una via che la percorre.
Quella di questo post è una storia semplice, senza alcuna pretesa né retorica, di quattro amici che realizzano un piccolo-grande progetto.
Dicevamo...Sentirsi attratti da una via e da una parete vuol dire che per un certo periodo, puntualmente e ciclicamente, la tua testa torna su quella parete e su quella via…per sognarla, studiarla, immaginarla e domandarsi se un giorno tutto si incastrerà alla perfezione per far sì che la bella di turno ceda ai tuoi corteggiamenti.
Ormai sono 15 anni buoni che scalo, ahimè non sono più un ragazzino, e questa sensazione, con diverse sfumature, si è ripresentata diverse volte: all’inizio con le vie della Valle dell’Orco, con quelle del Verdon, poi la Sardegna, il Wenden, la Corsica e tante altre… Ogni volta era più o meno la stessa cosa: un’attrazione, un pensiero ricorrente che per fortuna non è mai divenuto ossessione, ma che ogni volta mi ha motivato a tenere sempre in testa qualche obiettivo e a cercare di migliorare sempre un pochino.
Etoiles Filantes e la Tour des Jorasses per me rappresentano proprio l’essenza di queste emozioni.  
Quando 3 estati fa io e Marco siamo scesi a Courmayeur il mattino dopo avere salito Voyage al Capucin (altra via a lungo pensata) gli chiesi se anziché rientrare subito a Torino potevamo fare un giro in macchina verso la Val Ferret, perché, gli dissi, ormai che Voyage era andata, era ora di darsi un altro obiettivo, come sempre un pizzico oltre quello appena raggionto: ed era proprio Etoile, che quella mattina studiammo nei particolari, con il suo difficile ghiacciaio di accesso, il famigerato diedro a banana, il grande tetto che incide a due terzi la pareti fino alla cuspide sommitale.


Per chi professionista della montagna non è, e nella vita oltre a scalare ha anche un lavoro, una compagna, una famiglia o molto più semplicemente una testa che non sempre ha voglia di fatica e stress, è tutt’altro che immediato che tutti i tasselli si incastrino alla perfezione per far sì che si decida di provare a imbarcarsi in una piccola avventura come questa…
Pare proprio che questa volta le coincidenze funzionino e così in un week end  di fine giugno io e Marco legati insieme, ed Elvio e Cristina a ruota, siamo riusciti a coronare questo piccolo sogno.
Una bella storia di arrampicata e, soprattutto di amicizia. Grazie a Marco, Elvio e Cristina!
Qualche informazione sulla via:

-avvicinamento: credo che la tattica migliore sia dormire al Boccalatte. Le cenge dove qualcuno bivacca non sono così comode. Meglio a mio parere lasciare lì tutto il materiale che non serve in rifugio e dormire in un letto comodo e al caldo. Oltretutto la mattina successiva in mezzora scarsa si ritorna al punto in cui si abbandona il sentiero per dirigersi verso il ghiacciaio di accesso. Ghiacciaio che con qualche attenzione si percorre senza grossi problemi (soprattutto se si è con qualcuno che ha più esperienza di me su questi terreni :-)) fino alla base della parete

-l’attacco: credo che negli ultimi anni nessuno abbia più ripetuto il tiro di attacco originale che parte dalle placche che danno direttamente sul ghiacciaio (6b+). Noi abbiamo attaccato da una piattaforma alla base di un diedro che si raggiunge con un tiro di misto per superare la terminale. Da questa piattaforma parte sulla placca di sinistra la linea a spit di Abysse e 30 metri più in alto sulla sinistra la variante Motto al diedro Machetto. Etoiles attacca dal diedro esattamente sopra la piattaforme e lo percorre per una quarantina di metri fino alla prima sosta

-i tiri in sintesi:
L1: vedi sopra, diedro di 40 metri (5+)
L2: fessurine oblique a sinsitra, poi più facile fino ad una in sosta sotto una specie di diedro/tetto (5+)
L3: da qui io ho preso il diedro obliquo subito a sinistra della sosta (credo 6a/6a+, poi più facilmente si raggiunge un secondo diedro aperto da cui si esce a sinistra per sostare. Credo che in questo tratto abbiamo fatto una variante che consente di fare in un unico tiro quelli che nella relazione sono indicati come due tiri distinti più a destra (che invece Elvio e Cristina hanno fatto).
L5: dalla sosta ci si alza verso uno spit da cui è difficilotto andare via (6b obbl., non direi expo come scritto sullo schizzo di Bassanini). Attenzione a questo punto a non lasciarsi tentare da facili rocce a destra che portano verso una sosta a spit (di Abysse); occorre invece puntare ad uno spit posizionato su una vena di quarzo da cui si intuisce la linea che porta fino alla sosta. Passetto di blocco da capire per arrivare in sosta (6b+)
L6: è il famoso diedro a banana, che parte subito a sinistra della sosta. Seguirlo integralmente fino alla sosta. Con materiale piccolo il tiro si protegge molto bene, c’è anche uno spit alla fine. (6c+)
L7: la placca con l’obbligato. Tiro da antologia e capolavoro di apertura dal basso. Basta seguire gli spit. Complessivamente 6c+/7a con 6c obbligatorio vero ma non pericoloso. Scegliere bene la linea nella seconda parte, che è più facile ma con spit parecchio distanziati
L8: fessura non banale da proteggere cui seguono 4 spit per superare il grande tetto (6b fino agli spit, poi sequenza fisica ma su prese nette per uscire dal tetto (7b in libera).
L9: Altro tiro molto bello, passo difficile in partenza (6c non obbligato) poi scegliere bene la linea su fessure superficiali e in diedro per finire
L10: partenza su spit in placca, poi 35 metri splendidi in diedro-fessura, facile nella prima metà e più difficile e fisico nella seconda. Il tiro è ottimamente proteggibile e alla fine c’è anche uno spit (7a)
L11: traverso delicato in placca a sinistra (spit) fino a raggiungere una magnifica fessura rossa che si percorre per 20 metri, uscendone a destra fino alla sosta (6b)
Da qui la parete perde un po’ di verticalità e con 1 o 2 tiri più facili (5+/6a) si arriva all’anticima. Noi vista l’ora abbiamo deciso di scendere alla fine di L11


-discesa: ottime doppie sulle soste di salita: per saltare la terminale in doppia è molto utile individuare uno spit che si trova più o meno all’inizio del diedro del primo tiro (10 metri circa sopra la piattaforma di partenza, ma lato ghiacciaio). Il ghiacciaio si percorre bene in discesa anche sul suo lato destro (faccia a valle), evitando così il più possibile la rigola centrale su cui confluiscono le eventuali scariche della parte alta del bacino.

-materiale: noi avevamo una doppia serie di friend e una serie di nut e con questo corredo si è tranquilli a sufficienza. Magari qualcosa in meno si può sicuramente portare…ma noi siamo scarsi! Gli spit delle soste e quelli di via sembrano, nonostante i 26 anni trascorsi dall’apertura, in condizioni dignitose.
Via notevole e di grande respiro, in ambiente di alta montagna, probabilmente meno perfetta di una Voyage dal punto di vista puramente arrampicatorio, ma un gradino sopra come impegno e senza dubbio in uno degli angoli più selvaggi del Monte Bianco. Assolutamente imperdibile per gli amanti delle grandi via di roccia in quota.




Il classico rituale dei preparativi al parcheggio

Il terrazzo del Boccalatte

Avvicinamento sul ghiacciaio


Il breve tiro di misto per superare la terminale


Il primo tiro




Il quinto tiro: noi, dopo esserci sbagliati, ci siamo inventati un traverso dalla sosta di Abysse


La magnifica placca di L7


Sempre lei, la placca di L7




Il tiro del grande tetto