Ormai non sono
tantissime le zone del Bianco in cui non mi sia infilato…per lo meno fra quelle
appetibili per un falesista con la passione delle multipitch in montagna. E così
in un fine giugno torrido con canicola ai limiti dell’incredibile a Chamonix, il
Cobra ed io ci avviamo verso il remoto rifugio del Couvercle, posto al fondo
della mer de Glace alla base del selvaggio bacino chiuso da montagne poco
frequentate dal versante italiano, forse ancor meno da quello francese (Aig. de
Leschaux, Aiguille Savoie, Talèfre,…).
Obiettivo del week end è Miss Tique, via aperta negli anni ’90 da Romain Vogler
sulla parete est dell’Aiguille du Moine, montagna ampia e complessa che
presenta itinerari diversi ed interessanti che corrono lungo i suoi diversi
versanti. La via viene descritta da più parti come una delle più belle dell’intero
massiccio, quindi come non andare a dare un’occhiata?
Lo scarso allenamento, e soprattutto le mie condizioni ancora tutt’altro che
normali dopo il malanno di inizio mese, rendono la salita al Couvercle
particolarmente lunga e faticosa
Il rifugio poi, oltre a proporre un’accoglienza davvero notevole, è un balcone
sontuoso sulla nord delle Jorasses, sperone Walker in primis, di cui da qui si
intuisce l’intera linea; come sempre però, ogni paradiso esige il suo pegno,
che nel caso del Couvercle consiste in un avvicinamento lunghetto, non meno di
3 ore da Montenvers utilizzando le recenti nuove scale poste circa 20’ dopo
quelle che, sul versante opposto, consentono l’accesso al bacino dell’Envers.
Dal rifugio l’accesso alla via è rapido e comodo, prima su tracce e sfasciumi e
nell’ultimo tratto su quel che resta del ghiacciaio del Moine (piccozza e
ramponi comunque necessari in caso di neve dura).
La via parte con un primo tiro interessante (variante dell’originale che
consente di attaccare anche con livello del ghiaccio ribassato), per decollare
decisamente con una seconda ed una terza lunghezze entrambe a 5 stelle. L4, L5
ed L6 pur restando piacevoli sono meno continui ed interessanti dei precedenti,
mentre L7, agli atti 6a+ in placca, invita caldamente a non fare errori vista
la chiodatura tendente all’expo. Dopo un L8 anch’esso ordinario la via dà un'altra
impennata di qualità con il maestoso L9, praticamente 50 metri di fessura regolare di dita interamente da proteggere intervallati da un gradino per
decontrarre a metà e da un finale su bellissimo muro rosso (6b+ non facile, utilissime
le doppie misure di friend piccoli e medi ed i nut).
La decima lunghezza, dopo un inizio su spigolo tecnico, conduce più facilmente
ad una cengia di lastre accatastate da cui, dopo uno spostamento di una 50ina
di metri su rocce rotte ci sarebbe ancora un tiro in diedro (che noi non
abbiamo fatto) per uscire sulla cresta sommitale.
Personalmente ho trovato la via sicuramente piacevole per qualità della scalata
e bellezza dell’ambiente, ma forse, a differenza di qualche commento letto qua
e là, non degna di essere annoverata fra le più belle del massiccio,
principalmente a causa di qualche tiro mediocre e di una sensazione di “parete” non a livello di una Voyage o di una Sale Athée. In ogni caso, itinerario e luoghi assolutamente
consigliati!
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| Panorama non male dal rifugio Couvercle |
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| Chissà perchè lo hanno chiamato così |
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| Piccoli destreggiamenti per superare la piccola terminale |
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| Il bellissimo L2, 40 metri di fessura con qualche santo spit prima della sosta |
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| Il Cobra sul delicato L3 |
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| L4 |
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| L4 |
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| Parte finale di L9 |
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| Con l'ultima doppia si arriva comodamente a metà del pendio finale |